lunedì 21 luglio 2008

Lo Sportello Migrante

Un ombrellone da spiaggia e un tavolino instabile da campeggio conferiscono un'aria un po' gitana e precaria ad un progetto che vuole proprio rivivere, nel suo migrare per la città di Milano, quell'adattamento cui spesso sono costretti i popoli migranti che giungono sul territorio italiano.


E' lo Sportello Migrante, un progetto promosso dalla cooperativa Crinali (www.crinali.org), in collaborazione con la rete Osadonna (www.osadonna.org) e realizzato grazie ad un contributo della Provincia di Milano, reso possibile dal fondo UNRRA (Amministrazione delle Nazioni Unite per l'assistenza e la riabilitazione) che promuove progetti per l'inclusione sociale degli stranieri.

E' uno sportello di segretariato sociale a tutti gli effetti, con una duplice valenza. Da una parte intende fornire informazioni utili ed aggiornate alle donne straniere (ma anche agli uomini) sui temi della salute, specialmente quella riproduttiva, sull'inserimento dei figli nel percorso scolastico, sul ricongiungimento familiare, sui sussidi, su clandestinità e diritti/doveri di cittadinanza. Dall'altra è un punto di raccolta dei bisogni in costante divenire di donne ed uomini stranieri, per i quali la soluzione di un iter amministrativo fa la differenza tra l'emarginazione e il riscatto sociale. E perché no, è infine un luogo dove scambiare due chiacchiere in sicurezza, dove aprirsi e fare domande, dove osare uno sfogo sulla propria solitudine in un paese che non ti comprende e che di te, lavoratrice badante o lavoratore edile in nero, diffida. Diffidenza, antico dazio da pagare alle rive virtuali dei ponti che collegano i popoli. Dazio che paghiamo tutti sotto forma di insicurezza percepita. Confessiamolo, non è un gran vivere.
Lo Sportello gira i luoghi della città più frequentati dagli stranieri, per abbattere i dazi culturali: via De Amicis davanti alla Chiesa Ortodossa Romena, via Paolo Sarpi nel quartiere cinese, Ticinese-Darsena dove i latinoamericani si trovano per far spese di prodotti dei loro paesi. E ad accoglierli tre mediatrici linguistico-culturali, di lingua romena (Carmen), cinese (Zhang) e spagnola (Nelly), più due operatrici di strada, Marina ed Eleonora ed alcune volontarie curiose e volenterose.
Città sempre più complessa, dove i milanesi non si distinguono più tra 100 nazionalità diverse, dove ogni anno un bambino su quattro nasce da genitori stranieri e una coppia sposata su dieci è mista, dove gli stranieri sono il 15% della popolazione, Milano è a tutti gli effetti luogo di sperimentazione di multiculturalità. Sempre più importanza assume, quindi, il compito della mediazione linguistico-culturale, seppure la relativa figura professionale fatichi da oltre un decennio ad inserirsi in un quadro di riconoscimento contrattuale, con quello che ne consegue sulla difficoltà di mantenimento del permesso di soggiorno. Spesso donne e migranti, ancor prima che operatrici al servizio della comunità migrante di origine, hanno maturato la consapevolezza della condizione di precarietà di diritto, da cui ne sono emerse grazie alla formazione ed offerta di collaborazione da parte di associazioni e cooperative sociali alle quali, oggi, sempre più si rivolgono gli Enti Locali, per la richiesta di una figura specifica. Gli ambiti di inserimento sono i più diversi: sociale, socio-sanitario, scuola e lavoro. Il risultato sempre il medesimo: l'inserimento degli immigrati in un contesto territoriale, la possibilità di utilizzo da parte degli stranieri di fondamentali servizi socio-sanitari esistenti (basti pensare ai Consultori Familiari), la mitigazione dei conflitti etnici tra popolazione migrante ed autoctona.
Ho speso piacevolmente due mattinate in compagnia dello Sportello Migrante in Via Paolo Sarpi e in via De Amicis, da cui sono nati anche due servizi amatoriali di QuartoTv, la TeleStreet di Quarto Oggiaro (http://it.youtube.com/watch?v=2hgQPxDY5cM - http://it.youtube.com/watch?v=tTHf4_iT_yY).
La prima grande prova da affrontare è quella di essere, come italiana, minoranza nella minoranza. I colloqui con gli stranieri avvengono in lingua e ti senti tagliata fuori da un mondo che non comprendi e puoi solo intuire dai gesti. I volantini sono in lingua e non li puoi leggere, sai solo che devi distribuirli. Capisci subito, attraverso un banale esercizio di specchiamento, cosa voglia dire parlare di salute senza le parole per farti comprendere. Le operatrici di strada hanno seguito un corso di preparazione con delle assistenti sociali. Le volontarie come me, agiscono secondo sensibilità, un po' goffamente.
Un paio d'ore bastano per portarti a casa storie che sanno di primi Novecento: serve maltrattate in case lussuose, ma senza libretti, poche ore libere al mese. La messa della Domenica rimane l'unica opportunità di vita sociale ed affettiva, nonché luogo di inclusione (messaggi appesi, passaparola, ci si aiuta ad affrontare la vita). Qui si porta e si condivide il poco cibo che viene benedetto dal pope e distribuito poi tra i fedeli in un gesto antico che ti fa sentire ancora parte di un qualcosa. E intanto fuori dalla chiesa, allo sportello, ti chiedono il dentista, l'otorinolaringoiatra, una stanza a pochi soldi, un lavoro...il permesso di soggiorno. Ti fanno domande nuove che ti colgono impreparata: ho un lavoro stabile, il permesso...posso chiedere gli assegni familiari per mio figlio che studia in Romania? Annoti e rispondi allo sportello successivo. Dietro di te, organizzazioni più forti, come i sindacati, ti danno una mano. Costruisci così, indirettamente, anche una rete e fai della coesione sociale.
Nel quartiere cinese, altre facce, altri racconti, altri problemi. L'IVG (interruzione volontaria di gravidanza) è spesso il primo approccio al sistema sanitario italiano. Al consultorio, però, conoscono la mediatrice cinese e l'opportunità di un consulto e di una visita, alla pari. I grandi esclusi sono gli uomini. Al consultorio, non trovano l'andrologo aiutato da un mediatore cinese maschio. Non hanno il medico di base al quale rivolgersi in quanto il codice STP (straniero temporaneamente presente) non te ne da diritto. Condannati, quindi, ad una condizione di salute modulata dall'emergenza e non dalla prevenzione. Le cure essenziali ed urgenti, quelle sì, sono garantite a tutti.
Così come per un migrante grande è il desiderio di stabilizzare la propria esistenza, anche lo sportello migrante è alla ricerca di una casa e di un permesso di soggiorno. Quindi uno sportello fisso da affiancare a quelli itineranti. Lo hanno chiesto le donne straniere. Stiamo, quindi, studiando il modo affinché Quarto Oggiaro ed altri luoghi vissuti da stranieri, possano dimostrare la propria capacità di accoglienza e dare una fissa dimora di riferimento a queste amiche dei popoli. Work in progress.
Per chi volesse aiutare volontariamente le ragazze dello Sportello Migrante eccovi le prossime date:
  • Domenica 27 luglio ore 16/19 Parco delle Rose;
  • Sabato 2 Agosto ore 16/19 con la mediatrice dell'America Latina, Nelly;
  • Mecoledì 3 settembre in Paolo Sarpi con la mediatrice cinese Zhang;
  • Sabato 6 settembre in Ticinese Darsena con la mediatrice dell'America Latina, Nelly
  • Domenica 7 settembre in via De amicis con la mediatrice romena Carmen.

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