giovedì 8 ottobre 2009

CASE POPOLARI: PIOGGIA DI SGOMBERI TRA PROTESTE ED EMERGENZA SOCIALE

«Stanno criminalizzando le famiglie più povere». Articolo di Luca Fazio (Il Manifesto del 06/10/09)
Per Marco Pitzen, responsabile del Sicet della zona Quarto Oggiaro, c è un alternativa agli sgomberi. Un altro sgombero, violento, come lo sono tutte le azioni di forza che hanno l'obiettivo di trascinare esseri umani in mezzo alla strada. Questa volta è successo in via Aretusa, quartiere San Siro. Hanno buttato fuori un «abusivo», un uomo di 39 anni, straniero. La polizia, per sbrigare la pratica, ha dovuto tenere a bada alcuni vicini di casa scandalizzati per l'assurda dimostrazione di forza: gli ispettori dell'Aler hanno bussato e l'uomo ha aperto la porta. Tutto qui. Si può dar torto al vicesindaco Riccardo De Corato quando benedice gli sgomberi ormai quotidiani dicendo «in primo luogo va tutelato chi si è messo in lista per avere un alloggio»? Ne parliamo con Marco Pitzen, responsabile del Sicet (zona Quarto Oggiaro). Uno sgombero al giorno, sembra un bollettino di guerra. Perché questa prova di forza del Comune di Milano? Da mesi è in atto una criminalizzazione di tutti gli abitanti abusivi e delle fasce più povere della popolazione. La situazione è drammatica, l'emergenza abitativa nella città di Milano è spaventosa.
Fammi una fotografia. In graduatoria per l'assegnazione di case popolari ci sono 26 mila domande, non persone ma famiglie. A fronte di una domanda così importante, ogni anno vengono assegnati 4-500 alloggi: il tasso di soddisfacimento dalla richiesta è irrisorio. Stiamo parlando di persone che vivono disagi reali, situazioni di sovraffollamento in case fatiscienti, o persone che sono totalmente prive di alloggio. In più, la legge regionale 27 è molto restrittiva rispetto ai requisiti richiesti per poter fare domanda, questo significa che vengono tagliate fuori migliaia di persone che hanno difficoltà reali. Poi, a sgombero avvenuto, le restrizioni sono ancora più pesanti. Per esempio? Intanto, per poter fare richiesta di un alloggio popolare bisogna essere residenti da almeno 5 anni in Lombardia, ed è evidente a chi è rivolta questa norma; in più, dopo aver subìto uno sgombero, gli inquilini non possono più presentare domanda! Stiamo parlando di persone che vivono situazioni di reale disagio. Quanti sono gli occupanti di case? A Milano sono 4.500. La stragrande maggioranza ha occupato perché costretta da uno stato di grave necessità. Poi, ovvio, c'è anche qualche malavitoso a capo di qualche piccolo racket di quartiere. Il fatto è che dal punto di vista mediatico tutti gli occupanti vengono equiparati ai delinquenti, e non è così. Che ne pensi della grancassa giornalistica che da una parte enfatizza la presenza della malavita e dall'altra criminalizza l'occupazione delle case dimenticando che si tratta di un problema reale? Si preferisce affrontare il fenomeno con la repressione e con le urla del vice sindaco De Corato. Non potendo soddisfare la domanda, hanno scelto di criminalizzare i poveri, le donne separate con figli, persone che sono prese in carico dai servizi sociali, persone con invalidità che non hanno altro che il dormitorio di viale Ortles. Ci sono occupanti che risiedono nei quartieri da vent'anni e sono perfettamente integrati, l'ultima sanatoria infatti risale al 1989. Perché non sanare anche oggi le situazioni più urgenti? Questa è la proposta che porteremo domani all'incontro fissato con l'Aler: istituiamo una commissione per valutare i singoli casi, stabiliamo un canone equo e trascorsi cinque anni passiamo ad una assegnazione regolare. Gli strumenti di legge per arrivare a una soluzione ci sono, purtroppo negli anni c'è chi ha preferito strumentalizzare la situazione invece che tentare di risolverla con il buon senso. Il solito De Corato... Non solo la destra, anche il centrosinistra preferisce strumentalizzare certe situazioni invece che mettere a fuoco i problemi.

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