martedì 13 aprile 2010

SU LUISA FERIDA E OSVALDO VALENTI - articolo di Marco Cavallarin

Da più parti sono arrivate mail contenenti osservazioni e contributi sull’effettivo ruolo svolto da Osvaldo Valenti e Luisa Ferida a Villa Triste. Alcuni di questi messaggi si valgono di quanto affermato in “Wikipedia” sui due personaggi. “Wikipedia” è uno strumento  cui vanno riconosciuti molti meriti, primo fra tutti quello di non doversi alzare dal tavolo di lavoro per reperire informazioni spicciole. Ma “Wikipedia” non è uno strumento scientifico e chiunque può inserirvi suoi testi. Ne deriva che tale enciclopedia on-line non  è a occhi chiusi attendibile, il che non significa che non sia mai attendibile. In questo caso particolare quanto affermato da essa sulla Ferida è assai impreciso e approssimato, a partire dal luogo in cui si afferma sia stata fucilata: via Poliziano invece che Ippodromo di San Siro.
La documentazione su Villa Triste e sulle attività che vi si svolgevano è andata in buona parte distrutta. Gran parte di quello che si sa su quel luogo discende da testimonianze, e le testimonianze, si sa, hanno valore solo se verificabili su riscontri certi e su documenti. E’ certo che l’inchiesta che i Carabinieri di Milano condussero negli anni Cinquanta scagionava la Ferida da ogni responsabilità di violenza nei confronti di antifascisti. Ai risultati di quella inchiesta si contrappongono però alcune testimonianze che affermano il contrario, che anzi la Ferida avrebbe partecipato a episodi di tortura con attività di pesante sadismo. Tali testimonianze sono state presentate in video, ad esempio, durante l’iniziativa di ANPI Zona 8 e Ist. Ped. della Resistenza, su “Villa Triste” svoltasi il 7 aprile scorso presso la CGIL di piazza Segesta a Milano.
Insomma, cosa effettivamente ci facessero la Ferida e Valenti a Villa Triste non è chiaro né storiograficamente certificato. E’ molto probabile che entrambi, tossicodipendenti, la frequentassero per interesse personale.
Quello che è inequivocabilmente certo è che su entrambi pendeva una condanna a morte per il ruolo di collaborazionismo propagandistico da loro svolto a favore di nazisti e della RSI, ruolo peraltro di rilievo se si considera la loro notorietà. Sia Valenti che la Ferida sono stati sicuramente colpevoli di aver messo le loro capacità "artistiche" e la loro indubbia notorietà al servizio della propaganda repubblichina e filonazista, contribuendo in tal modo ad avvalorarne  la credibilità e la legittimità a combattere e sterminare altri italiani destinati poi a finire nei carri bestiame per la Germania o appesi alle forche, o a morire sotto tortura. Quel che si dice collaborazionismo bello e buono, e peraltro non di seconda fila.
Per fare solo un esempio, il signor, nonché baronetto, Sir John Amery, feticista figlio del ministro britannico delle Indie, svolse attività di propagandista radiofonico a favore dell’Asse per tutta la durata della guerra finché nei giorni dell'insurrezione fu catturato dai garibaldini della Divisione Bassa Brianza mentre cercava di raggiungere la Svizzera con un passaporto spagnolo. Consegnato agli inglesi, questi se lo portarono  in Inghilterra, lo processarono per tradimento e collaborazionismo con il nemico e lo appesero per il collo.
Oltre alla già sufficiente e provata accusa di collaborazionismo, esiste per Valenti e Ferida l’aggravante della frequentazione di Villa Triste, perché se è vero che non torturarono, è altrettanto vero che non potevano non sapere cosa accadeva in via Paolo Uccello. E poco importa che le testimonianze parlino di un Valenti (la Ferida non è mai menzionata) che interloquisce e offre sigarette e parole di conforto ai detenuti nella carbonaia; importa invece che, nonostante la visione di volti tumefatti e di corpi martoriati, Valenti e la Ferida continuarono a frequentare la Villa come se nulla fosse. Di sicuro le persone per bene non intrattengono rapporti con bande di sadici torturatori, per di più al servizio e sotto la protezione della Gestapo.
Il ragionare sulla realizzazione di una lapide che la celebri non può essere considerata cosa onorevole e rispettosa della Repubblica.
"In una condizione di vuoto storico, la cultura pare inutile. Essa non è più il presupposto di ogni promozione e attività. E' venuto il tempo dei capi seducenti e dei loro seguiti, ubbidienti e incolti... Il desiderio è di semplificare le cose. Ma per semplificare deve esistere una complessità da ridurre. Bisogna affabulare, ma cosa comunica una testa vuota?" A. Carandini, Corriere della Sera, 25.2.2010
"C'è un modo per rompere questo circolo vizioso tra la magistratura e la politica?" è stato chiesto al Consigliere di Corte di Cassazione Pierluigi Davigo. "Sì, basterebbe smettere di rubare", ha risposto il magistrato.

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