venerdì 16 dicembre 2011

Nati ai bordi di periferia - Un articolo de La Repubblica

Sogni e timori di 36 studenti delle medie del quartiere espressi in versi Oggi pomeriggio a villa Scheibler una festa con presentazione del libro  I ragazzi di Quarto Oggiaro si raccontano con la poesia. Qui ci sono dodicenni che non hanno mai visto il Duomo né un campo di grano, conoscono solo i cortili e la piazza.Di dove sei? Di Quarto, dicono i ragazzini, perché Quarto Oggiaro non è Milano, e nemmeno una via di Milano, Quarto è Quarto.
Quelle quattro miglia da piazza Duomo, non solo danno il nome alla zona, ma ne sanciscono l´autonomia ideale dal resto del mondo. «Qui ci sono dodicenni che il Duomo non lo hanno mai visto - dice suor Grazia Pizzarello, quarant´anni di insegnamento e ora volontaria nel servizio di supporto scolastico Spazio Studio con te - come non sanno che forma abbia un campo di grano, o un´autostrada; conoscono i cortili di casa e la piazza, non di più, e il futuro per loro è più faticoso». Suor Grazia però non demorde, lavora ai fianchi delle giovani generazioni di Quarto, insieme alle tante associazioni di volontariato, di cui la zona 8 è ben provvista.
È così che mettendo insieme il privato sociale, il Comune e la Fondazione Vodafone che sostiene economicamente il tutto, è nato il progetto "Piazza Capuana-Agorà": lo Spazio Studio con te, sul genere dei vecchi doposcuola, ha seguito per 12 mesi 36 ragazzini delle medie del quartiere, li ha stimolati allo studio, per molti ostico, e alla conoscenza del territorio, invitandoli poi a descrivere, sotto forma di poesia, il mondo intorno a loro.
Oggi alle 17.30 la scolaresca presenterà al pubblico i suoi lavori, raccolti in un libro, a Villa Scheibler, sede della Casa delle associazioni del Comune. Poesie piene di riferimenti a odori, dai sughi del vicino al profumo del bucato, a quello delle foglie autunnali. Quarto, per i ragazzi, è la zona grigia, è vero, ma punteggiata dal rosa e arancio delle case popolari tutte intorno a Piazza Capuana, che poi piazza non è. È nata come un artificioso allargamento di via Capuana 7, uno spazio sopraelevato per coprire centinaia di parcheggi sotterranei, costruiti da decenni e mai venduti. Un film del 2003, Fame chimica, usò lo slargo come set, dandogli però il nome di fantasia di piazza Gagarin, angolo immaginario, stereotipo di una qualunque piazza di periferia degradata, tra zarri, droga e microcriminalità. Da allora qualcosa è cambiato, una vigorosa riqualificazione, conclusa ad aprile di quest´anno, ne ha migliorato l´estetica e l´atmosfera complessiva. Videocamere per la sicurezza, «ma soprattutto ci siamo noi, con sei vetrine, un grande locale affacciato alla piazza e il nostro lavoro di prevenzione attraverso la coesione sociale» racconta Francesco Pastanella, educatore del centro. Per i ragazzini di qui, italiani di prima o seconda generazione poco importa, Quarto è l´esatto opposto del quartiere dormitorio, come veniva definito negli anni Settanta l´enorme agglomerato di casermoni.
«Questa è casa mia» recita una poesia dei ragazzi di Quarto, il mondo, il futuro. «Ho detto ai bambini di scrivere tre righe, di infilare una similitudine, di lasciarsi andare a occhi chiusi e di esprimersi in libertà tirando fuori i cinque sensi»: suor Grazia racconta il metodo semplice di scrittura adottata. Così gli odori sono profumi, perfino quello dell´aria inquinata, i colori del quartiere danno felicità, ma l´udito offre segnali preoccupanti, «è come ferito, percepisce una realtà di rumori oscuri, e a occhi chiusi sentono spari, latrati, urla - precisa suor Grazia - sentono la paura e hanno pochi sogni, perché non sanno cosa sognare». L´approccio con gli adolescenti, spiega Pastanella, inizia col gioco della polverina magica, che permette a ognuno di pensarsi nel futuro desiderato: «Calciatore, tronista, velina, meccanico, uno ha detto autista di vip, un altro barista, uno vuol fare il commesso di Footlocker e per il resto una serie infinita di "boh!". Sono quei boh a preoccupare - conclude l´educatore - a Quarto come altrove».

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